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<Pààà pààà, pà pà kum>
fa l'jya e io le rispondo con il <krinkillà kin kilà> dell'okonkolo.
Mentre l'apkwon canta "mariwo yè yè yè..." e tutti i
ballerini fendono l'aria con un ipotetico machete nella
destra... rilassa la sinistra! indietro le spalle, molleggia
molleggia, rilassa la schiena...
Non riesco a separare il "mio" Oggùn (moferefun baba) da
questa visione legata al suo toque, alla sua danza, al suo
canto... è così imperioso, serio, deciso... molto
appropriato per il dio della guerra, dei metalli, del bosco.
Rappresenta il lavoro quotidiano e faticoso, la natura
selvaggia, la tecnologia fatta di scienza e sacrificio, la
forza primitiva che sta nel torace maschile (sede però anche
del cuore e dei sentimenti).
E' una forza che si simbolizza nel ferro, nei metalli, nella
durezza esteriore, nella capacità di essere anche soli di
vivere nel Monte.
Ma una cosa mi colpisce ancora di più di Oggùn come tipo
ancestrale: il suo avere coscienza della gravità tremenda
dell'incesto.
"In tantissime culture anche occidentali è presente
l'incesto con la madre: molti antropologi sono inclini a
considerare la proibizione dell'incesto come uno dei pochi
divieti universali, comuni a tutte le culture conosciute e
studiate. Un'esplicita proibizione delle unioni incestuoso
si trova già nell'antico testamento (Levitino, 20, 17-21).
Le eccezioni sono pochissime: nell'antica Persia e
nell'Egitto Tolemaico il matrimonio incestuoso veniva
praticato nella classe regnante ed in altre società, come
quella hawaiana, o nei regni bantù, l'incesto era consentito
da alcune classi privilegiate." (fonte wikipedia)
E questo novello quasi-Edipo che nasce dalle viscere della
terra con la missione di guerreggiare sempre per tutti gli
uomini, nella religione e nella vita, commise la grave
mancanza di abusare di sua madre Yemaya nel cammino di Yemma.
Obatalà (suo padre) non fece in tempo a maledirlo, perchè fu
Oggùn a condannarsi da solo, scagliandosi un anatema che gli
avrebbe impedito di dormire, durante il giorno e la notte,
fin che il mondo sarebbe stato mondo e condannandosi alla
solitudine.
Per questo si ubriaca con l'aguardiente: per dimenticare.
E' incaricato di procurare il nutrimento a tutti gli Orisha,
e lo fa sempre assieme al suo compagno Ochosi. Ha molti
contatti con gli Eggun, gli spiriti, e gli piacciono le
stregonerie. E' fratello di Changò, che è violento e astuto,
con il quale ha un rapporto di odio profondo sia per le
donne che si rubano a vicenda che per la vicenda (grave)
della madre violata da Oggùn. Sono due tipologie di UOMO,
ben diverse e profondamente autentiche.
Ufficialmente sposato con Oya, ha perso la moglie che è
diventata fedele amante di Changò con cui anche per questo è
in lite perenne. Yemayà gli ha insegnato l'arte amatoria
quando era nel cammino di Yemma, sua madre.
Sulla terra vive con Ochosi, a fianco della porta di casa
perchè nulla di male vi possa entrare. Ha numerosi caminos o
avatares: dal guerriero forte e barbaro, sino al contadino
sedentario. Più vicino alla natura umana che non a quella
divina, questo Orisha partecipa a tutte le inquietudini e i
difetti terreni, ed è simbolo del quotidiano.
Fa parte dei guerrieri, con Eleggua, Ochosi e Osun, che
assieme proteggono gli iniziati e li aiutano nella vita.
Nella spalla porta una borsa tigrata adornata con molte
conchiglie ed al collo un collare di colore nero, verde e
violetta.
Molti non lo sanno è considerano solo il nero e il verde i
suoi colori, ma il viola ha un aspetto molto importante.
Si veste di violetto e attorno alla vita ha un gonnellino in
fibre di palma chiamato: "Mariwo".
Infatti: "Baba aguaniyeo Ogun mariwo - aguaniyeo Ogun mariwo
Ogun a fomo de o Inle a bere mariwo Ogun de baba" così dice
il suo rezo...
Nella versione cantata da Lazaro Ros è veramente
straordinario.
Andiamo a cose più note...
Protegge dalla febbre, dagli interventi chirurgici e, in
generale, da tutti i danni derivati da metalli ferrosi e da
incidenti con perdita di sangue.
E' il protettore di fabbri, meccanici, ingegneri e dei
militari e anche degli informatici (sic!).
I suoi numeri sono il 3 e il 7 è il suo giorno, il quarto
giorno di ogni mese (infatti volevo postare ieri questi miei
appunti, ma il martedì per me è dura).
Viene sincretizzato col santo cattolico San Pietro.
Riporto qui alcuni dei cammini più conosciuti di Oggùn
(aiutandomi come al solito con la Rete)...
Oggun Onile.
Oggun Alagbo o Alagbede.
Oggun Melli.
Oggun Arere.
Oggun Shibiriki.
Oggun Kobu Kobu.
Oggun Aguanile.
Oggun Meye.
Oggun Adaiba.
Oggun Jobí.
Oggun Adeolá.
Oggun Já.
Oggun Olokó.
Oggun Aroye.
Oggun Onira.
Oggun Oniré.
Oggun Oké.
Oggun Aladú.
Oggun Valanyé o Valenyé.
Oggun Ñako Ñiko.
Oggun Olode.
Oggun Soroké.
Oggun Warí.
Ti saluto baba
¡Oke Oggun! ¡Oggun Kobú Kobú, Aguanilé!
Sbandao
si no bailo me muero