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"Iyama se lobi Changò..."
quando penso a Changò non posso non pensare subito a questo
dolcissimo e bellissimo brano di santeria, al ritmo che lo
sostiene, alla forza che emana.
All'inizio restavo colpito dalla sua sincretizzazione con
Santa Barbara: ma come? un simbolo della maschilità, quasi
del machismo, vestito con la tunica e la gonna? In realtà
ciò che ha colpito l'immaginazione dei primi lucumì è stato
il rapporto di Santa Barbara con il fuoco e il tuono e il
colore rosso della sua veste...
anche se a volte per farlo "montare" un cabajo umano i canti
de puya gli ricordano che è scappato una volta dai suoi
nemici vestito da donna...
Changò rappresenta nella mia testa una tipologia di uomo ben
precisa: festoso, chiassoso, donnaiolo, seducente, amante
della danza e della buona compagnia, iroso ma simpatico...
è contrapposto a Oggun, dalle caratteristiche ugualmente
tipiche di un certo "genere" maschile fatto anch'esso di
pregi e difetti ugualmente grandi.
basti dire una cosa per capire i "tipi":
Changò si vanta delle dimensioni enormi della sua virilità
ed esibisce questa con orgoglio e grande sensualità anche
durante le danze tra le più belle e difficili,
Oggun si vanta della durezza d'acciaio e instancabilità del
proprio organo, e durante la sua danza, piena di calma forza
controllata e flessuosa, non esita a dimostrare di poter
colpire con il machete le proprie parti virili senza danno.
Mai come nel caso di Changò "ikù lobi ocha" ("il morto
genera il dio") perchè a quanto pare è stato davvero il
quarto re della regione di Oyo, l'attuale e devastata povera
terra di Nigeria ed è stato deificato dopo la sua morte in
virtù delle grandi conquiste, fatte a discapito delle
regioni vicine.
Shangò (poi trasformato in Changò) significa "rivoltoso",
nel senso di colui che non è mai domato, proprio come il
tuono di cui è padrone.
Kabiosile Changò: padrone dei tamburi, della danza (per la
quale ha rinunciato alla divinazione), oricha della virilità
maschile, della seduzione vista dalla parte dell'uomo.
Maferefun baba: guerriero e re con la potenza del fuoco, di
cui è padrone.
Di lui si dice che parla solo una volta come il tuono.
Ochun è la sua eterna innamorata, a lui mai completamente
fedele però. Al contrario di Obba la sua prima moglie (che
lui non tiene molto in considerazione) simbolo della fedeltà
coniugale.
L'altra sua moglie è Oyà (che ha lasciato Oggun per lui),
con la quale divide lotte, litigi e spesso il talamo
nuziale, in una lealtà continua ma frastellata di suoi
tradimenti.
Il suo numero è il 6 e i suoi multipli, per alcuni anche il
4, ama molto le banane verdi di cui è goloso e le mele,
assieme al mais tostato.
Il suo giorno è il sabato che condivide con Ochun.
i suoi colori sono il bianco e il rosso, simboli della
purezza l'uno e della passione e del sangue l'altro.... di
questi colori è fatta anche la sua collana piena di fuoco
rosso che genera la luce bianca.
Un'altra cosa preziosa: il suo Oche, il suo oggetto, è
un'ascia corta a due lame e per me ha un senso. Rappresenta
il fatto che la forza e la bellezza sono sempre un'arma a
doppio taglio e bisognerebbe saperle usare con prudenza e
giudizio.
Kaó Kabiesilé, Shango Alufina!
Sbandao
si no bailo me muero