Tre libri, il sesso, la fame e l'avana                     Home Page

Dovete sapere che ho due amici che hanno i denti d'oro in bocca.

Proprio cosi': hanno delle coperture d'oro sui denti, come si usava tanto tempo fa anche da noi, ricordate?

La cosa mi ha incuriosito ed ho chiesto la ragione di questa originale (perche' lo e' no?) trovata. Loro, ormai, vivono a Cuba 7/8 mesi all'anno, qui hanno delle attivita' stagionali turistiche ed estive. Mi hanno risposto che a Cuba e' l'unico modo per farsi fare credito e farsi considerare "solvibili" senza per questo rischiare di venire derubati o peggio ammazzati. Devo dire che consideravo questa risposta una facezia, uno scherzo per ridere un po', un modo per prendersi amichevolmente gioco di me.

Ebbene: mi sono dovuto ricredere perche' cio' che dicono e' la verita'. Lo deduco non solo dai loro racconti, ma anche da quelli di amici e amiche havaneri, dai racconti di viaggio di tante persone che hanno avuto modo di vivere li' lunghi periodi non solo da turisti ma da "residenti".

E inoltre ho letto dei libri. I libri servono (a volte) anche a mostrare degli aspetti, delle angolazioni, delle vite diverse, e nuove (a volte). Come ad esempio le vite disegnate da Pedro Juan Gutiérrez in alcuni dei suoi romanzi che voglio raccomandarvi e raccontarvi:

"Trilogia sporca dell'Avana. Senza un cazzo da fare", 1998
"Il re dell'Avana", 1999
"Carne di cane", 2003,

tutti editi in italia dalla casa editrice E/O

Lui, l'autore, abita in calle San Lorenzo, un quartiere di Avana centro, in un edificio che cade a pezzi, come molti altri della citta' del resto. Per la precisione vive all'ultimo e ottavo piano con l'ascensore che non funziona mai. Le scale, oscure e fatiscenti, sono maleodoranti, con gente strana e pericolosa che ne fa teatro di amori, risse, pianti, sesso, gioia.

Mentre dalle case intorno è un'esplosione di risate, urla e musica (e non solo salsa).

Gutierrez era un giornalista, perlomeno fin che gli hanno concesso di
esserlo. Ora scrive, libri e poesie, e scolpisce. Ma questa e' la sua vita reale, mentre invece io voglio parlare dei suoi libri. Sono tre libri, certamente, ma legati assieme da un filo conduttore (o piu' fili).

Uno di questi fili e' sicuramente la miseria. Ma proprio quella nera, buia, terribile. Quella che ti fa venire i crampi per la fame, quella che ti fa rubare o incarcerare, come il protagonista poco piu' che adolescente de "il re dell'avana", che si sente tale per le "perlinas" infilate nel membro.

Pratica questa (pare) abbastanza diffusa. O la miseria dell'anima che
produce l'inedia e la durezza d'animo quasi criminale del protagonista di "Trilogia dell'Avana", che non ha progetti, che non sente piu' nulla ed anzi e' alla continua ricerca di come fare per indurire sempre piu' il suo cuore.

Per non parlare della miseria havanera che vede (e sfrutta molto) il
protagonista di "carne de perro-carne di cane", da una posizione pero' privilegiata di scrittore di successo immerso, un po' per snobismo, nel peggior barrio di Avana citta'.
La miseria che produce violenza, accoltellamenti per una catenina d'oro, per rubarsi le statue dei "santi" necessarie per chiedere l'elemosina, risse all'ultimo sangue per la fila se danno la birra gratis durante il discorso del politico di turno o durante il concerto del grande gruppo.

Il secondo filo che lega i 3 libri e' sicuramente il grande scontro razziale esistente a Cuba. Ed e' sicuramente l'incubazione di qualcosa di violento che prima o poi scoppiera' alla luce del sole. E' stato per me un aspetto nuovo, ma ho trovato conferme e ulteriori spiegazioni dai tanti amici cubani e non. Si arriva quasi all'odio razziale, taciuto e controllato dal regime ma esistente e forte. Si distinguono le "caste" sulla base della tonalita' del colore della pelle: dal negro (cosi' si fanno chiamare quando la pelle
e' d'ebano) che si distingue dal mulatto (dalla pelle color cannella) che si distingue dal bianco.

I bianchi sono perlopiu' la classe dirigente e considerano i "negri"
inaffidabili e volgari e tendono a non frequentare gli stessi posti, non hanno quasi mai le stesse necessita' e possibilita'. Cio' si ripercuote anche nella musica, che ballano e ascoltano in maniera diversa e in luoghi diversi. Anche i quartieri dei romanzi sono abitati (per la maggioranza) da uomini e donne che tendono ad avvicinarsi sulla base del colore della pelle.

Il terzo filo e' il sesso. Tanto, molto, pulito, sporco, bello brutto, fatto d'amore, per soldi, per solitudine, per allegria, immensamente presente ovunque nei racconti dell'autore naturalmente (chissa' nella realta' di Cuba...). Culetti sodi e maliziosi, seni maturi e straripanti, membri enormi in erezione perpetua, accoppiamenti ovunque.

Dal romantico (ma mica tanto di notte!) Malecon con contorno di voyeurs (onnipresenti) a giacigli sordidi e sporchi, oppure le scale senza illuminazione dei palazzi decadenti fino agli angoli splendenti di pulizia dell'appartamento di un travestito. Le donne si
offrono per poco, giovani (o giovanissime) vecchie o nel pieno della
maturita': sono "carne de perro", carne di cane, come ricorda al
protagonista la madre.

Le jineteras invece sono miraggi, splendide femmine irraggiungibili, che non degnano di uno sguardo i morti di fame: sono riservate ai turisti. Nel quadro triste e desolante di una Cuba messa in ginocchio da embargo e periodo speciale, dove la fame e la fatica di inventare la sopravvivenza sono i veri protagonisti del quotidiano, il sesso rappresenta, forse, l'unica valvola di scarico, la sola via d'uscita dalla tristezza.

Gli scrittori non sono cronisti, non sono tenuti a raccontare la realta' il piu' obiettivamente possibile. Anzi. Ci mostrano cio' che loro "sentono" essere per se' stessi una delle tanti possibili realta' o una delle tanti verosimili (e quindi non vere) realta'.

Non possiamo pretendere di piu', ne' a dir la verita', dobbiamo farlo. E' un sorso di ron buono cio' che ci offre Gutierrez e possiamo berlo, senza tante domande, se lo vogliamo.
 

Sbandao
si no bailo me muero

 

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