Intervista a
Pupy Pedroso - Retroscena

RETROSCENA
L'ingresso del locale è strapieno di gente, Stefania (dei Floridita che
organizzano il concerto) è tranquilla al suo posto di controllo, invidiabilmente
calma, come un generale che ha fatto tutte le sue mosse e ora attende solo lo
sviluppo degli eventi che si profilano positivi.
-"Stefy, ma cosa dici se faccio qualche domanda a Pupy e poi la postiamo su
Discolatino?"
-"Ma certo Sbandao, sarebbe bello restasse qualcosa di questa bellissima
serata, poi ne parlo io con Pupy".
Ma come? non si scompone neanche un pò? Che donna eccezionale... Ma allora è
andata! Farò l'intervista.
La mia intervista a Pupy Pedroso al Quartiere Latino di Noale è
iniziata così, per caso, come iniziano sempre le cose più belle. Inseguo questo
autore ormai da anni, assieme ad un gruppo di amici appassionati come Ferr (Masacote)
dei Los Enterados genovesi, e ne spiamo le interviste, ne seguiamo la carriera
prestigiosa, analizziamo i testi e le musiche. Mai avrei pensato di trovarmi a
sedere accando a questo grande maestro a fare quattro chiacchere con lui. E
venirvele qui a raccontare, poi...
Emozionato e un pò preoccupato comincio a cercare gli amici del forum per farmi
dare qualche suggerimento, qualche consiglio per le domande. Trovo AlejandroVi
che mi dice "ah, bello mio è un bel problema..." e scappa a ballare,
instancabile come sempre.
Manx, riflessivo e solidale mi dice: "lascia che ci pensi un pò, dopo ti so dire
qualcosa vedrai", Marie mi ascolta comprensiva e mi regala un bel sorriso ma si
vede che ha voglia solo di ballare (come la capisco) e di sapere come andrà a
finire... cerco Kosmic ma lui devi staccarlo a viva forza dalle sue ballerine e
allora mi rilasso, mi metto un pò a ballare e a bere qualcosa e a pensare.
Intanto inizia il concerto, con uno dei brani classici del repertorio di Pupy
"Que cosas tiene la vida", chissà quante volte ballato da tutti noi, guidati
dall'inconfondibile tumbao del piano del maestro. Mentre lui suona, io penso ai
suoi oltre 30 anni passati al fianco di Juan Formell, colonna portante e
fondatore dei Los Van Van. Davvero la vita a Pupy ha riservato una accoglienza
straordinaria nei barrios cubani in mezzo alla "buenagente", tante volte
raccontata nei suoi brani.
Una orchestra vera e propria questa band, una quindicina di elementi, e che si
sta scatenando sul palco mentre la gente, sotto di loro, risponde con entusiasmo
alla musica e ai giochi tra bailadores e musicisti.
C'è veramente una enorme quantità di persone venuta da molte parti del Veneto e
chissà da dove, per assistere a questo evento... ma che canzone eseguono? ah si!
"De la timba a Pogolotti", un brano entrato nella leggenda "Yo nací en
La Timba, rinconcito de mi madre, y a los cuatros años yo ya jugaba con la
clave. Después nos mudamos y aprendí distintos toques,porque mi crianza la hice
entera en Pogolotti.." Bellissima!
Lui (il maestro) è nato lì, nel rione Timba, in una parte del quartiere Marianao
dell'Avana chiamato Pogolotti (pensa un pò... un piemontese) si è spostato dai
nonni quando i genitori dovevano lasciarlo da solo. Un posto dell'Avana dove la
musica si respira ad ogni angolo, dove hanno abitato grandi musicisti del
passato. Anche il nonno di Pupy, come il padre Nenè, erano dei musicisti.
Bene... che musica, che brani... nella mia mente intanto si formano le possibili
domande. Torno comunque da Manx per sentire se ha qualche idea quel diavolo d'un
uomo, e in effetti la seconda domanda che farò sarà la sua. Intanto scorrono le
note e vola il tempo del concerto che si conclude tra grandi applausi e sento
che mi manca Ferr, che mi spiega le sottili tecniche musicali ricambiato da me
sul perchè di certe soluzioni che si spiegano con l'amore per i bailadores di
Pupy.
Ma ecco che arriva Stefy che mi dice di tenermi pronto perchè a concerto finito
si parte.
Mi affianca Frankie, il grande dj e amico, che mi sosterrà facendo quella
traduzione che il mio spagnolo maccheronico non mi consentirebbe neanche di
iniziare. E lo farà alla grande, parla un castillano perfetto: un'altra dote che
gli ammiro.
Mi sento un pò teso, è inevitabile, ma sento una voce amica: Monica75, che,
gentilissima come sempre, mi invita a mangiare un pezzo di torta per il
compleanno di Salsera1976. La mia pasticciera, come amichevolmente la chiamo,
chissà che buona sarà la torta...
Purtroppo devo rifiutare, a malincuore, perchè a momenti devo iniziare questa
benedetta intervista e terminare il maledetto tormento dell'attesa.
Infatti di lì a un attimo Stefania mi dice: "vieni dai, è il momento giusto".
Entro dentro il camerino, il sancta santorum, l'opificio di sapienza musicale: è
pieno di confusione, di gente che va e viene, su tutto sovrasta un tavolo ancora
mezzo pieno dei resti di una improbabile ma meritata cena che dopo quasi due ore
di concerto i "Los Que Son Son" hanno consumato in allegria. Saluto tutti
con rispetto e li guardo con deferenza.
Meno male che vedo Frankie, un volto amico, in mezzo a quel vociare in cubano
stretto e subito lui mi presenta un uomo tranquillo e sereno, avanti con gli
anni ma vitale e con gli occhi pieni di energia, seduto su una sedia. Subito mi
invita a sedere accanto a lui, con fare amichevole e un sorriso rilassante.
"Piacere di conoscerla Maestro, è una vita che la seguo, e non lo dico tanto per
dire...", mi fa un cenno col capo, come a dire "grazie, non ti preoccupare..." e
si comincia.
Sbandao
si no bailo me muero
