Papà Montero: zumba, canalla rumbero!                     Home Page

"...el hierro no apareció,
pero te trajeron muerto..."(1)


Una sequenza di giovani donne e uomini vestiti perlopiù di nero, ballava quel giorno assolato degli anni '20 per le vie di un Havana oppressa dal regime di Machado.

Il funerale procedeva lento per la via, e le lacrime delle donne si mescolavano al suono dei tamburi. Sul feretro e su tutti scorreva, come un manto avvolgente, la musica amata dal giovane che si andava a seppellire: una rumba. Lenta, ancestrale... "yambù no se vacuna".

Una giovane vita stroncata per una torbida storia di donne e rumba.

"Fai parlare anche me compay, sono morto: un pò di rispetto! Morto ammazzato, certo! una morte da uomo cosa credi? Che caxxo vuole dire torbida? Una coltellata per una donna, ecco com'è morto Papà Montero: semplice no."


La santera glielo aveva detto: attento al figlio di Oggun, lui non dimentica mai. Mai.

Tu gli porti via la donna figlia di Ochun, quando lui sentirà la sua risata allora uscirà dalla foresta e sarà un colpo solo di machete, uno solo... ma senza speranza e tu morirai.

"Ma parli di quella vecchia rincoglionita che credeva di potermi infinocchiare con le parole? Lascia stare caballero, i santeri dicono sempre le stesse cose per fregarti un pollo o un pò di roba da mangiare. E non fare questo e non scopare quella, e non bere... se gli dai retta non muori mai ma vivi come un maricon."

"¿Qué vas a hacer con la noche,
si ya vio podrás tomártela,
ni qué vena te dará
la sangre que te hace falta,
si se te fue por el caño
negro de la puñalada?"(2)


Era il migliore, era Papà Montero, uno dei più grandi rumberi di Cuba. Un personaggio destinato a diventare leggenda, celebrato e amato.

I miti quando muoiono giovani diventano immortali e lui, Montero, lo è divenuto.

Proveniva dall'Isabela de Sagua, piccolo popolo, ma di grandi rumberi, e lui spiccava su tutti e ballava rumba columbia.

La rumba è un ballo profano che si divide sostanzialmente in tre stili: yambù, guaguancò e columbia.

Il Guaguancò è una danza a chiarissimo sfondo sessuale, dove nella coppia di ballerini il maschio cerca il "vacunao" (che simboleggia la penetrazione) verso la femmina che provoca e incita ma cerca di resistere "coprendosi" con la gonna a tutti i trucchi e i tentativi
fatti dall'uomo nella danza.

Yambù ha un ritmo lento e pur essendo molto sensuale ed elegante non ha il vacunao, pur essendo presente il corteggiamento tra uomo e donna.

La Columbia invece è eseguita solo e rigorosamente da uomini e "l'espíritu de lucha" si fonde con le spericolate acrobazie, la velocità tecnica di esecuzione e le sfide virili.
Ma sempre rigorosamente al ritmo delle percussioni e come sfida ai musicisti.

"Parli come un prete amigo, non ho capito tanto... solo che parli di Columbia. La mia vita (tanto per dire, visto che sono morto) è stata proprio quello sai? Rumba, donne, ron di quello potente, risse e divertimento. Mi sono proprio divertito e tutti mi rispettavano... ero il migliore, si, il migliore e tutti lo sapevano."

Tutti lo chiamavano alle feste di qualsiasi barrio, di qualsiasi solar, conoscendo la sua grande abilità di bailador y rumbero. Ovunque si presentava con la sua allegria, da figlio di Changò qual'era, attorniato da donne splendide e vestito di bianco o con
camicie rosso fuoco. Facile immaginare quale invidia suscitasse negli uomini e quanti sguardi (e non solo sguardi) femminili si posassero su di lui.

"Y aun te alumbran, más que velas,
la camisa colorada
que iluminó tus canciones,
la prieta sal de tus sones
y tu melena planchada." (3)


Non si può apprezzare, secondo me, la rumba senza comprendere la storia dei suoi protagonisti, delle figure che l'hanno resa leggendaria e a volte tragica.

Personaggi dalle storie ricche di aneddoti, di bicchieri di ron sulla testa mentre rumbeando raccolgono fazzoletti e sguardi assassini. Rumbeadores dal cuore tragico, impegnati in danze con coltelli affilatissimi e giocolieri della danza.

Ho voluto approfittare di un personaggio forte per raccontare un pò di poesia, un pò di storie di donne e di coltelli, ma soprattutto di un grande ballerino.

"Cosa fai compay, mi lasci solo? Ma come... prima mi chiami... vai via così? neanche una rumbita caballero? Dai, giochiamoci un ron al domino... non andare via dai..."

Ma lo sentite anche voi questo sibilo, ogni tanto, mentre leggete? Non sentite come una leggera brezza sfiorarvi mentre vi racconto questa storia, come se qualcuno volesse parlarci....
Mah...

 



(1)
il coltello non si è più visto,
invece t’hanno riportato morto...
-Nicolas Guillén, <Velorio de Papá Montero>.-


(2)
che ci vai a fare con la notte,
se non potrai portartela via?
E che vena ti potrà dare
il sangue che ti manca,
se ti è fuggito dal tubo
nero della pugnalata?
-Nicolas Guillén, <Velorio de Papá Montero>.-

(3)
Ma assai più delle candele,
ancora più t’illuminano
la camicia scarlatta
che accese le tue canzoni,
lo scuro sale dei tuoi sones,
e il tuo ciuffo impomatato!
-Nicolas Guillén, <Velorio de Papá Montero>.-

Sbandao
si no bailo me muero

 

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