Oru
de Igbodú (conversazione con l'altare)
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Voglio parlare di una
cosa che sto studiando da quasi un anno ormai, e della quale
mi sembra di conoscere ancora solo una microscopica goccia
di una goccia dell'oceano: i toques de oricha che si
suonano con i tamburi batŕ.
Questo magari servirŕ per fare prima di tutto a me stesso un
pň di chiarezza...
I batá sono, assieme ai canti e alla danza, parte essenziale
nello svolgimento delle cerimonie sacre degli orichas.
Attraverso il canto dell'apkwon e il suono batŕ degli
omoalan~a, si invitano le divinitŕ affinché si
manifestino "montando" il "caballo", il
ballerino rituale. A questo scopo ogni santo ha uno o piů
ritmi che lo identificano.
Ma c'č un momento particolare, all'inizio del rituale, in
cui questi ritmi non vogliono l'accompagnamento di alcun
canto.
Gli omolan~a si ritrovano nella camera del santo (igbodú),
raffigurato da una serie di oggetti simbolici messi assieme
su un altare.
Solo i musicisti e il babalawo rimangono dinanzi all'altare
e questi cominciano la cerimonia suonando solamente le
"chiamate" ai vari ritmi dedicati ai santi. Tutte queste
"chiamate" sono rivolte agli orichas secondo un ordine
prestabilito.
Poi, cominciando dal primo santo Elegguá (la divinitŕ che
risiede all'inizio di ogni nuovo cammino), i tamburi suonano
il ritmo a questo dedicato e poi passano al santo seguente
in una successione di ritmi che si chiama
Oru de Igbodú
(conversazione con l'altare).
Questo Oru č solo strumentale (seco) e comprende solamente i
ritmi propri delle divinitŕ; la sua funzione rituale č
quella di chiedere agli orichas il permesso di praticare la
cerimonia e di chiamarli a parteciparvi.
I toques sono 24 ma gli oricha sono 22 nell'Oru de Igbodú,
questo perchč Elegguá e Babalú Ayé ne ricevono 2 ciascuno.
01. Elegguá, chiamato Latokpá;
02. Elegguá;
03. Oggún;
04. Oshosi, chiamato Agueré;
05. Obaloké;
06. Inlé;
07. Babalú Ayé, chiamato Iyákotá;
08. Babalú Ayé, chiamato Ibá Ibá ogguedé má;
09. Osaín, chiamato Kuro kuro be te;
10. Osún;
11. Obatalá;
12. Dadá;
13. Oggué;
14. Aggayú;
15. Orula;
16. Gli Ibbeyis;
17. Orisha Oko;
18. Changó, con 3 ritmi; chiamato Didi Laró, segreto;
19. Yewá;
20. Oyá;
21. Ochún, chiamato Cheche Kururú;
22. Yemayá, chiamato Alaro.
23. Obbá;
24. Odduá.
Un grazie all'oricha padrone dei tamburi:
maferefun Changň, kabiosileo!
fonti scritte:
Ortiz F., Africanía de la música folklorica de Cuba,
Editora Universitaria, La Habana, 1965, pp. 211-212.
Ramirez Calzadilla J.J. — Ciattini A., Religione, politica e
cultura a Cuba, Bulzoni Editore, Roma, 2002, p. 119.
RÓMULO LACHATAŃERÉ, El sistema religioso de los afrocubanos,
La Habana, Editorial de Ciencias Sociales, pp. 140-142
fonti orali:
Esmil Diaz - Accademia Metangala, Verona, 2007/2008
Sbandao
si no bailo me muero