Il nido del serpente
di: Pedro Juan Gutiérrez /
editore: Edizioni E/O, 2007
Prezzo (io l'ho pagato) 16,00e
Se penso al libro la prima cosa che vedo è una passerella
di donne scelte dal catalogo di una Cuba infernale e magnetica: la vicina
spettacolare e che ama farsi guardare, la campagnola di origine haitiana il cui
padre si risveglia dopo morto in un grottesco rito vudu degno delle visioni di
Marquez, e la professoressa lesbica; la verginella minorenne e falsamente
pudica, e la vergine militare zitellona che tiene nascosta in armadio una divisa
da ufficiale e che per vendetta gli fa arrivare la cartolina precetto in
anticipo; la ex-compagna di classe che si eccita brandendo una pistola, e la
donna delle pulizie con cui organizza show per un vecchio guardone
imprevedibilmente pieno di soldi; la canoista bisessuale, e l’infermiera
romantica.
Quante donne ho visto sfilare, nude nel corpo o nell'anima, evocate nella mia
mente da quest'ultimo, sensualissimo, romanzo di Gutierrez che temporalmente
descrive l'inizio della vita del personaggio Juan. Tutto scorre tra seghe
sfrenate fin da quasi-bambino, fino alla sua prima notte di sesso con una
prostituta devastata ma innamorata di lui, per arrivare alle relazioni
innumerevoli e piene di varianti.
Ma è in realtà solo questo il romanzo?
Cos'è "il nido del serpente" del titolo? Vorrei alla fine riuscire a trovarlo,
questo nido.
Cosa si nasconde, se qualcosa si nasconde, dietro il muro umano di uomini e
donne che scopano e bevono e mangiano e sudano e ballano in continuazione?
Il protagonista in realtà è sempre nascosto, mimetizzato, immerso in una "war's
fog" una nebbia di guerra, che gli serve per sfuggire al regime opprimente e
onnipresente il cui avvento è il vero punto di svolta e la vera chiave di
lettura del libro. Anch'essa nascosta.
Prima di Castro (a.C.) e dopo Castro (d.C.) insomma.
Juan vive in una famiglia medio-borghese prima di Castro, mentre viene
precipitato nella desolazione della miseria e nella depressione del padre
ex-gelataio sin dall'inizio del regime castrista.
Lui va ad abitare (d.C. dopo Castro) in un barrio popolare, vivendo e
nascondendo la contraddizione esistente tra la Cuba popolare dei neri e dei
mulatti (con le sue religioni e pratiche originarie dell’Africa, le magie, i
polli venduti ai santeri) e le élite decadenti, raffinate, colte, ma anche
corrotte.
Il salto della rivoluzione fa vivere le illusioni e le soffoca in culla, fa
nascere nuovi costumi come ad esempio quelli sessuali senza la gabbia della
morale cattolica, ne uccide altri come ad esempio la ricerca della ricchezza
personale.
Rivoluzione che controlla tutto, dalla distribuzione del pane alla fallimentare
politica agricola che manda anche il protagonista per ben cinque anni, da
militare, a tagliare la canna da zucchero.
Che controlla le vite di tutti, in nome di ciò che tutte le dittature, di tutte
le ideologie, sotto ogni cielo hanno sempre urlato: "lo faccio anche per il tuo
bene".
Forse questa allora è la chiave: Juan vorrebbe vivere la sua vita come un
romanzo da scrivere direttamente con le sue mani. Ma in un regime non è
possibile e allora bisogna nascondersi, mimetizzarsi, e la fame di vita diventa
ribellione. Fame di tutto: dal cibo, ai libri , al sesso, al rum.
E' la sua piccola/grande ribellione il cercare di non fare altro che quello che
il regime perseguita! cioè leggere libri dei classici della letteratura
"borghese" in biblioteca, mangiare appena possibile e ovunque inseguito da una
fame perenne, bere quantità industriali di rum fino al quasi-coma etilico, fare
del sesso in modo implacabile, eterno quasi, per "attraversare la furia e
l'orrore".
Le donne tutte, senza distinguere “Belle e brutte, tettone e piatte, culone e
senza chiappe, bianche e negre con tutte le tonalità intermedie, alte e basse,
romantiche e dolci o volgari e acide. Ammogliate o perverse” sono per lui
strumento di fuga e di scrittura del romanzo della propria vita.
Dov'è allora che sta il "nido del serpente"?
E' il luogo impenetrabile e segreto della mente di Juan (che è il serpente,
simbolo lievemente fallico) dove stanno le sue idee, nascoste per riuscire a
vivere la vita così come lui la vuole senza l'occhio del regime che tutto vede e
al quale lui vuole sfuggire.
Sbandao
si no bailo me muero